images

Il ritmo e la danza

La danza Bhāratanāṭyam é strettamente legata alla musica carnatica, lo stile classico del sud India, non solo per quanto riguarda la componente melodica, ma anche per quella ritmica. Qui, infatti, il ritmo segue una precisa schematizzazione, strutturata in modelli definiti sulādi sapta tāla.

Si tratta di sette (sapta) tipologie di schema del ritmo (tāla) costituiti da tre differenti elementi definiti aṅga. Il primo aṅga è drutam, cui si associa, per la trascrizione, il simbolo grafico del cerchio (O) ed ha sempre valore di due battute (mātra). Il secondo è anudrutam, il suo simbolo è (U) ed ha valore di un mātra. Infine, vi è laghu, elemento indicato con un tratto verticale (I), il cui valore non è fisso. Può infatti essere pari a 3 (tiśrā), 4 (caturaśrā), 5 (khaṇdā), 7 (miśrā) o 9 (saṅkīrṇā) pulsazioni, definite jāti, che devono essere predeterminate e possono rimanere invariate per la durata di tutta la composizione, oppure variare a seconda delle esigenze musicali e coreografiche. La combinazione dei primi due aṅga e delle cinque differenti possibilità metriche del laghu dà origine ad un totale di 35 combinazioni ritmiche, il cui valore spazia da un minimo di 3 ad un massimo di 29 battute.

La tabella seguente elenca le possibili combinazioni:

tāla aṅga

jāti

tiśrā (3) catrauśrā (4) khaṇdā (5) miśrā (7) saṅkīrṇā (9)
dhruva I O II 11 14 17 23 29
matsya I O I 8 10 12 16 20
rupaka O I 5 6 7 9 11
jhampa I U O 6 7 8 10 12
triputa I O O 7 8 9 11 13
ata II OO 10 12 14 18 22
eka I 3 4 5 7 9

I sapta tāla si applicano alle coreografie di bhāratanāṭyam tramite cicli ritmici, definiti avārtam. Lo avārtam, che procede a partire da un punto, detto sam, «inizio», primo mātra del ciclo, si svolge in un tempo la cui lunghezza dipende dalla tipologia di tāla e di jāti utilizzata per poi ritornare al punto originario.

Un ulteriore fattore determinante nella gestione del ritmo per la danza è il lāya, la velocità di esecuzione, che prevede tre differenti tipologie: vilamba, lento, madhya, medio e druta, veloce. Gli adavu della danza si sviluppano così in intricate sequenze, cadenzate da una matematica precisa cui il danzatore deve sottostare.

Questo tipo di struttura fa sì che il ritmo venga percepito come ciclico. Nel pensiero indiano il tempo, a qualunque livello esso si intenda, dagli eoni delle ere cosmiche al breve tempo concesso allʼuomo, é inteso come un processo il cui sviluppo è circolare ed in cui, apparentemente, tutto comincia da un punto, segue un percorso proprio ed infine torna al medesimo punto.

La creazione stessa dellʼuniverso è assimilata ad un ciclo, governato dal sonno e dalla veglia di un demiurgo.

I parallelismi tra questa forma mentis e la ciclicità del tāla sono inevitabili. Entrambi procedono da un sam, una prima pulsazione, che da il via ad un susseguirsi di battiti mai uguali lʼuno allʼaltro, che si districano a seconda dellʼestro del musicista-demiurgo lungo il tempo da lui prefigurato ed infine ritornano allʼorigine. Il simbolismo del cerchio suggerisce dunque un ritorno a qualcosa di già avvenuto ed una perpetua identicità dello sviluppo. Il battito su cui il ritmo torna, però, non sarà mai identico al sam originario, così come gli sviluppi successivi non potranno avere le caratteristiche del primo. Unʼimmagine più efficace potrebbe perciò essere quella dellʼelica, così come suggerito da Subhadra Chaudhary (insigne musicologo, docente presso la Benares Hindu Univeristy) secondo cui lʼimmagine della spirale meglio aderisce al concetto di sviluppo del ciclo ritmico in quanto non implica un perpetuo ritorno al medesimo, ma una progressiva espansione del ritmo.


Per ulteriori approfondimenti: Martin Clayton, Time in Indian music, Oxford Press, Oxford 2000.

Digiprove sealCopyright secured by Digiprove © 2016

0 comments on “Il ritmo e la danzaAdd yours →

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>